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FARFALLE SENZA ALI

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All'inizio del secondo anno di Universita' , ho deciso di lavorare come volontaria in una scuola elementare speciale per bambini con gravi handicap, nello stesso centro nel quale in quell' anno ho iniziato anche il tirocinio , seguendo adolescenti con problemi familiari e psicologici.

Cosi' ho conosciuto Cecilia, una bellissima bambina che a 6 anni non parlava, non reagiva e camminava solo in punta di piedi; Deepak, un piccolo indiano confinato in un mondo tutto suo ; Alessandro, adolescente introverso e triste che viveva da anni in istituto ; Simone, 18enne esuberante e quasi cieco, con il grande sogno di diventare cantante...

E molti altri bambini e ragazzi dalle vite spezzate e travagliate.

Ho voluto provare ad aiutarli , ad entrare in contatto con loro , nonostante non avessi preparazione specifica ne' esperienza. Ho deciso di buttarmi, forse con incoscienza ma sicuramente con entusiasmo.

Questa e' la mia, ma soprattutto la loro, storia.

 

ARTICOLI:

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INFORMADISABILE 9/05/2007   INTERVISTA:

Stregata da Cecilia

Da un'esperienza di volontariato nasce "Farfalle senza ali". Editore Armando

copertina l'autrice



Sarà presentato il 10 maggio alla fiera del Libro di Torino, il libro "Farfalle senza ali", resoconto appassionato di due anni di lavoro con bambini e ragazzi in grave situazione di disabilità. Alle 19, in sala arancio, Francesca Raimondi, 24 anni, psicologa, apprezzata violinista, scrittrice, presenterà il suo libro e intratterrà critici e pubblico con le sue parole ed il suo violino. L'abbiamo intervistata per i nostri lettori.


- Come è nata, Francesca, la passione per il lavoro con i ragazzi disabili?


Un primo incontro con questo mondo è avvenuto attraverso la lettura del libro "Una bambina" di Torey Hayden. Poi c'è stata l'iscrizione a Psicologia e, al secondo anno, un tirocinio. E' lì che ho conosciuto bambini e ragazzi in situazioni molto difficili...


...ed ha conosciuto Cecilia...


Sì, Cecilia aveva sei anni, non parlava e non interagiva con nessuno, appena mi ha vista seduta si è arrampicata lungo le mie gambe e in quel momento ho capito che quel lavoro mi appassionava.
Poi ho conosciuto gli altri ragazzi, per esempio Alessandro, 14 anni, gravemente depresso, ricoverato per aver tentato di suicidarsi...e tanti altri. Ho iniziato a lavorare con loro senza vera competenza, né esperienza, con tanta passione e tantissimo, troppo coinvolgimento. Abbiamo ottenuto però risultati impensabili!


- Coinvolgimento e bisogno di aiutare gli altri: non pensa che queste possano essere delle pericolose trappole, rischi tipici di un certo genere di volontariato?


Nell'introduzione del libro cito Adams, e la sua "..felicità di aiutare gli altri..". Io nella mia esperienza di volontaria, lavoro tuttora con ragazzi con sindrome di Williams e sindrome De Lange, finora ho conosciuto persone serie e capaci e non ho mai visto aspetti del volontariato che non fossero positivi. Certo, ho dovuto ripensare la mia esperienza e correggermi, trovare un modo più equilibrato di coinvolgermi, però credo tuttora che il coinvolgimento sia importante e certe distanze che si vogliono insegnare ai professionisti non siano utili. Mi riferisco soprattutto al lavoro con le persone affette da disabilità intellettive.


- Allude alla sua laurea in Psicologia?


Nella mia pratica mi sono ben presto accorta che ciò che avevo imparato all'Università non mi era servito a molto e tutt'oggi adotto nel mio lavoro più la posizione e la logica dell'educatrice che non quelle della psicologa.


- Perché ha scritto il libro?


Ho sempre amato scrivere. Questo libro nasce dai miei diari. Pensieri ed emozioni che dovevo esprimere con la scrittura nel periodo in cui lavoravo con Cecilia e gli altri ragazzi. Con il libro ho voluto spiegare quanto è bello aiutare gli altri e spero di invogliare altre persone a farlo.


- Tutto questo ha a che fare col suo essere credente?


Non lo so. Non ci ho mai pensato.


- Perché "Farfalle senza ali", non le sembra troppo drammatico, non teme lo stereotipo della sofferenza e della tristezza troppo spesso associato alla disabilità?


Io però metto l'accento sulla parola "farfalle", perché ho scoperto che i bambini speciali possono dare tantissimo a chi si cura di loro, la disabilità è rappresentata dalla mancanza di ali ma, per me, l'importante è la felicità che lavorare con loro può dare.


- Dopo questo momento di consacrazione letteraria cosa farà?


Il mio sogno è sempre stato quello di diventare violinista e a luglio  sosterro' l'esame di ottavo anno. Forse insegnerò violino ai bambini piccoli, vorrei comunque continuare a lavorare coi bambini ...e scrivere.


Per Informadisabile Silvio Lavalle

 

 


UNA   TESTIMONIAL D'ECCEZIONE PER  "FARFALLE SENZA ALI" :

Torey  Hayden !!!

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Potete trovare questo libro in tutte le librerie, oppure acquistarlo direttamente sul sito di Armando Editore :  

http://www.armando.it/

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